La Danza del Colore

SHOZO SHIMAMOTO: LA DANZA DEL COLORE

La galleria VV8 artecontemporanea di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Associazione Shozo Shimamoto, inaugura sabato 19 settembre 2009 la mostra - evento Shozo Shimamoto. La danza del colore, aperta fino al 31 ottobre 2009.
Oltre ad esporre le opere che il maestro Shimamoto ha realizzato durante il ciclo di performances in Italia nel 2008 (Capri, Punta Campanella, Genova e Pieve di Cento), e la relativa documentazione fotografica di Giovanni Gilli, l’evento inaugurale sarà caratterizzato dall’esibizione di quattro ballerini della Fondazione nazionale della danza Aterballetto, che indosseranno gli abiti da sposa realizzati da Shimamoto durante la performance di Punta Campanella.

Lo spettacolo, ideato dal coreografo Mauro Bigonzetti, instaura un dialogo con le opere di Shimamoto ricreando la dimensione dell’evento, fondamentale per comprendere e recepire l’arte del maestro giapponese.
La mostra non si limita dunque a ricostruire la genesi delle opere esposte ma entra in relazione con linguaggi differenti per comunicare l’arte di Shimamoto. E lo fa creando un altro evento, che interpreta quello originario nel rispetto delle differenze ma soprattutto nell’identità dei significati; lo spettatore potrà ritrovare in questa danza il senso dell’arte di Shimamoto che consiste non nell’essere di fronte all’opera d’arte, ma di essere presente alla sua nascita.

La bidimensione racchiude una potenziale estroversione che è poi la proiezione di un’attitudine dell’artista giapponese di uscire dalla ineluttabilità della sfera linguistica, per tentare il recupero diretto del dato esistenziale.

Achille Bonito Oliva

L’arte di Shozo Shimamoto è in primo luogo evento.
Le performance del maestro giapponese, in particolare la performance qui documentata, tenuta sulla costa sorrentina presso Punta Campanella e realizzata nel 2008 grazie all’Associazione Shimamoto in Italia, spostano il fulcro generativo del senso in direzione dell’atto creativo.
L’azione di Shimamoto è un rito che comprende segni e linguaggi differenti, dove la tela è un palcoscenico su cui ballerini danzano vestiti da sposa; contiene l’arcaico, il popolare delle tradizioni e del consumo, il classicismo delle statue greche e romane e lo storicismo romantico della torre saracena. C’è una densa stratificazione di significati, una regia che collega strumenti, oggetti e relazioni altrimenti difficilmente unificabili, e che non sarebbero tali se non corrispondessero all’evento che li ha generati; Shimamoto non è pittore, ma è artista che rappresenta la pittura, astraendone le strutture generative e riproponendole, interpretate da altri linguaggi visivi.

L’energia, il colore, il rigoglio delle forme che paiono sottostare a leggi proprie che sfuggono alla creatività umana, quella felice inconcludenza del quadro che sembra sempre presupporre un proseguimento ideale o fattivo, in altre parole la superficie delle tele che si dipanano davanti agli occhi del fruitore sono le tracce esplose e frantumate di un evento. Le sue tele vanno lette nella trama di piccoli frammenti che le compongono: essi non nascondono la loro natura né la loro provenienza, oggetti erano e restano nella loro identità (oramai soltanto) teorica. I tappi delle bottiglie, i cocci e le etichette, i fili d’erba, i sassi impastati al colore e definitiva parte di esso; tutti questi segni indicano un percorso che porta inevitabilmente fuori da sé, fuori dalla “sfera linguistica” dell’oggetto pittorico. I cocci delle sue esplosioni devono ricostruire l’attimo del lancio e dell’esplosione; poiché quello è l’atto rappresentativo, quello è il meccanismo che garantisce il senso dell’operazione. Eppure, come nel nudo pittorico c’è un passaggio di conoscenze che ha per tramite la pelle, la superficie, così da queste esplosioni cromatiche e materiche c’è un passaggio di sensazioni che non per analogia, ma essendone parte naturale restituiscono l’essenza dell’evento; non dunque, o non soltanto, il suo effetto, ma proprio la sua epidermide, il suo contatto sensibile.

Il bilico che caratterizza l’opera del maestro, il suo continuo portarci fuori da e dentro le sue esplosioni ha suggerito la necessità di amplificarne il senso attraverso un ulteriore elemento; la coreografia del maestro Bigonzetti eseguita dai ballerini della compagnia Aterballetto evoca la tecnica – manifesto di Shimamoto in modo da rendere ancor più forte il significato della sua opera e nello stesso tempo nel volerne garantire l’unicità e irriproducibilità.

In altre parole, la mostra non si limita a ricostruire la genesi delle opere esposte ma entra in relazione con linguaggi differenti per comunicare l’arte di Shimamoto. E lo fa creando un altro evento, che interpreta quello originario nel rispetto delle differenze ma soprattutto nell’identità dei significati; lo spettatore potrà ritrovare in questa danza il senso dell’arte di Shimamoto che consiste non nell’essere di fronte all’opera d’arte, ma di essere presente alla sua nascita.

da Sabato, 19 Settembre, 2009 - 19:00 a Sabato, 31 Ottobre, 2009 - 19:00