Le Patate con i Vermi soffrono il Solletico

"Ascolta, c'è un insetto palla che cammina un sacco, sta facendo una passeggiata, e se prende quella strada e ci va fino alla fine, arriverà al mare."

Questo è il titolo del disegno di un bambino che fu esposto all'esposizione Dobiten di Ashiya.

Ashiya Dobiten è la mostra dei disegni di bambini che fu istituita nella città di Ashiya nel 1949. In quegli anni noi membri del Gutai che vivevamo insegnando ai bambini, presentavamo i loro lavori in questa esposizione. Tuttavia, anche se formalmente eravamo noi ad istruire i bambini, di fatto erano loro che ci insegnavano molte cose e influenzavano continuamente i nostri lavori. Facendo opere sperimentali con i bambini allo scopo di poterli far partecipare alla Dobiten, sentimmo sulla nostra pelle il vero spirito d'avanguardia. Non penso di esagerare affermando che gli esperimenti artistici che il gruppo Gutai condusse nel dopoguerra furono possibili grazie all'esperienza avuta con i bambini della Dobiten.

La Dobiten continua a tutt'oggi e come sempre è all'insegna di disegni liberi con rappresentazioni di ogni tipo e titoli inauditi come quello: "Ascolta, c'è un insetto palla..." Ma non tutti i titoli sono eccessivamente lunghi.

Un anno mi colpì molto il disegno di un bambino che aveva tracciato un grande cerchio nero con dentro tanti puntini rossi, ed il titolo era: "La patata ha i vermi e dice che le fanno il solletico." Mi sono commosso, mi è piaciuto così tanto che lo uso come un mio motto o un proverbio.

Appena ne ho l'occasione ne parlo. Quando arrivano gli studenti al primo giorno di università, dò immancabilmente il via alla lezione dicendo che le patate soffrono il solletico. "Vi trovate a casa vostra e andate in cucina per preparare delle patate, ma quando le prendete in mano vi accorgete che hanno i vermi che si agitano con la loro gobbetta. Come reagite? Pensate subito di essere stati sfortunati? La gente digitale che analizza ogni possibile situazione giudicando solo se ci guadagna o se ci perde non ha il diritto di diventare artista. Piuttosto che inseguire la perfezione tecnica è importante avere un cuore poetico che sia in grado di pensare a quanto solletico possa sentire una povera patata!"

Uno dei miei insegnamenti è di lasciar perdere l'arte se si è solo animali economici con la mente fissa sul bilancio. Per inciso però, vorrei specificare che i bambini non dicono facilmente il titolo dei loro disegni. I bambini infatti sono stanchi e innervositi dalle continue correzioni degli insegnanti e dei genitori dato che una volta il titolo è troppo lungo, un'altra volta non è coerente con il disegno, eccetera eccetera.

Ma questo comportamento oppressivo delle persone adulte è davvero imperdonabile, perché solo per il fatto che sono convinte di avere una conoscenza ricca e una maggior esperienza, si prendono il diritto di entrare con le scarpe sporche di terra nel mondo dei sogni dei bambini.

Di fatto invece, ben distanti dall'avere una gran esperienza, gli adulti dovrebbero prendere coscienza di essersi dimenticati già molto tempo fa quella sensibilità artistica "delle patate che sentono solletico".

E qui entra in scena nuovamente il maestro Sone.

Anche ora che ha superato gli 80 anni, il maestro Sone fa della sua principale ragione di vita l'andare a trovare i bambini all'asilo, pur dovendo fare molta strada ogni volta. Quando Sone chiede ai bambini cosa stanno disegnando, loro che vedono in Sone un comune adulto, rispondono: "Non te lo dico", e lo fissano come a dire: ...insomma, guardando dovresti capirlo da solo senza il bisogno di chiedere il titolo,no?

Allora Sone riprende: "Eh, ma io sono un povero vecchio che non è andato all'asilo, e non riesco a capire.." "Cosa? Non sei andato all'asilo? Ah, se allora non sei intelligente mi tocca proprio dirtelo", e così in genere i bambini cominciano a parlare del loro disegno.

Per questo anche gli insegnanti dell'asilo fanno affidamento sulla metodologia di Sone per chiedere i titoli dei disegni, e anche se la risposta del bambino è strana o sembra contraddittoria, cercando di ammettere di essere loro adulti ad aver perduto quella sensibilità straordinaria, non fanno obiezioni né correzioni.

In occasione di una Dobiten in cui facevo parte della giuria, c'era un grande foglio da disegno con una sola macchia blu. Mi incuriosì sapere quale potesse essere il titolo e sotto c'era scritto: "(Per me) basta così." Se un bambino dice che così basta, vuol dire che è sufficiente. Non c'è da sentenziare che bisogna disegnare di più.

Un'altra opera che catturò la mia attenzione era una scatola di dolci che era esposta senza che si notasse nessuna decorazione aggiuntiva, neanche un pò di colore. Il titolo, era: "Questa è di Miyo" [il nome della bambina stessa] La maestra dell'asilo l'aveva data alla bambina dicendole di usarla come punto di partenza del suo lavoretto, ma a Miyo la scatola era piaciuta subito così com'era, e aveva pensato di portarsela a casa a fine mostra. In questo caso è da applaudire anche la maestra dell'asilo per averne permesso l'esposizione.

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